I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule con malattia localizzata solo al torace (stadi I, II e III) possono essere considerati per il trattamento primario chirurgico o radioterapico, o chemio-radioterapico concomitante o in sequenza, in base all’estensione di malattia e ad altre considerazioni, quali la salute del paziente.

Per migliorare il risultato della cura chirurgica, spesso i pazienti ricevono un trattamento chemioterapico prima o dopo l’intervento chirurgico ad eccezione dei pazienti in stadio I, con lesione polmonare <4 cm e senza coinvolgimento dei linfonodi.

Ecco perché la scelta della cura migliore viene definita in una discussione collegiale (riunione multidisciplinare), che avviene con cadenza settimanale. Durante questi incontri i medici portano in discussione i casi dei pazienti per definire congiuntamente la strategia terapeutica migliore.

Pazienti in stadio III, con malattia non resecabile

Per i pazienti in stadio IIIA o IIIB, che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico e in buone condizioni generali, la terapia è rappresentata dalla chemioterapia con una doppietta a base di platino, associata alla radioterapia. A seconda delle condizioni generali del paziente, dell’età e delle eventuali comorbidità, il trattamento chemio-radioterapico può essere concomitante o sequenziale.

Grazie ai risultati dello studio PACIFIC, in quei pazienti che hanno completato il trattamento chemio e radioterapico e che non hanno sviluppato una progressione di malattia, si può proseguire con durvalumab, un farmaco inibitore di PD-L1, che si somministra in vena ogni 2 settimane per un totale di 12 mesi.

Se vuoi conoscere gli effetti collaterali di durvalumab, vai alla sezione dedicata agli Effetti collaterali.

dr.ssa Chiara Lazzari