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Il consiglio di amministrazione di AIFA ha ratificato l’autorizzazione all’ammissione alla rimborsabilità del Pembrolizumab per il trattamento del carcinoma polmonare avanzato non a piccole cellule sia in prima che in seconda linea.

Qual è il meccanismo di azione del pembrolizumab?

Pembrolizumab è un farmaco a somministrazione endovenosa, con meccanismo di azione simile a quello del Nivolumab. Entrambi agiscono stimolando le cellule del sistema immunitario.

Il nostro sistema immunitario, oltre a proteggerci nei confronti di infezioni virali o batteriche, è anche in grado di riconoscere le cellule tumorali. Nel corso dell’evoluzione, inoltre, ha sviluppato meccanismi di regolazione, grazie ai quali, la risposta infiammatoria, conseguente al riconoscimento di un patogeno, si autolimita nel tempo. Questo consente che l’azione del sistema immunitario determini l’eliminazione dei patogeni, prevenendo, al tempo stesso, l’integrità dei tessuti del corpo umano. In poche parole, si tratta di segnali di interruzione per la prosecuzione della risposta infiammatoria che si attivano quando il patogeno esterno è stato eliminato, ma prima che si crei un danno irreversibile per il nostro organismo. Uno di questi sistemi di spegnimento della risposta infiammatoria è rappresentato dal sistema PD-1/PD-L1/PD-L2.

Le cellule tumorali sfruttano il sistema PD-1/PD-L1/PD-L2 per non essere riconosciute dal sistema immunitario che, quindi, essendo inibito non è in grado di contrastare la crescita del tumore stesso.

Sia nivolumab che pembrolizumab blocca l’interazione del PD-1 con i suoi ligandi, PD-L1 e PD-L2, attivando i linfociti T che possono influenzare l’attività sia delle cellule tumorali sia di quelle sane.

Tappe di sviluppo del pembrolizumab

Uno dei primi studi a valutare l’efficacia del pembrolizumab è stato lo studio KEYNOTE-010, condotto su 1.000 pazienti, precedentemente sottoposti a terapia di prima linea con sali di platino, e randomizzati tra pembrolizumab e docetaxel/taxotere, che in quel momento rappresentava lo standard terapeutico per il trattamento di seconda linea dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule.

I risultati hanno dimostrato che pembrolizumab aumenta la sopravvivenza (circa 11 mesi) rispetto a docetaxel (circa 8 mesi). Lo studio prevedeva l’arruolamento solo dei pazienti con espressione immunoistochimica positiva della proteina PD-L1 (il cut off utilizzato with PD-L1 è stato di almeno 1%). Questi risultati sono straordinari se consideriamo che almeno due terzi dei pazienti arruolati avevano ricevuto almeno 2 precedenti linee di terapia.

Sulla base dei risultati di questo studio, pembrolizumab ha ricevuto l’approvazione per il trattamento di seconda linea dei pazienti con espressione immunoistochimica del PD-L1 ≥ 1% da parte della statunitense FDA nell’Ottobre 2015, europea EMA nell’Agosto 2016 e italiana AIFA nel Maggio 2017.

Recentemente, l’indicazione per l’utilizzo del pembrolizumab è stata estesa anche al trattamento di prima linea sulla base dei risultati dello studio di fase III KEYNOTE-024, condotto su 305 pazienti, risultati altamente positivi per l’espressione della proteina PD-L1 (≥ 50%). L’efficacia di pembrolizumab è stata confrontata con quella della chemioterapia a base di platino ed è stato osservato il netto vantaggio (45% vs 28%) di pembrolizumab in termini di risposte obiettive (e quindi riduzione dimensionale della malattia) e l’aumento del 50% della sopravvivenza libera da progressione (cioè sopravvivenza in assenza di peggioramento della malattia). Dopo 12 mesi di osservazione, il 48% dei pazienti che avevano ricevuto pembrolizumab non aveva ancora sviluppato una progressione di malattia rispetto al 15% di quelli sottoposti a chemioterapia.

Con i risultati dello studio KEYNOTE-024 si modifica ulteriormente l’algoritmo terapeutico dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule. Nel Dicembre 2016, l’ente regolatorio europeo EMA, ha esteso l’utilizzo del pembrolizumab come terapia di prima linea nei pazienti con espressione di PD-L1 ≥ 50% e la decisione di AIFA, presa nel maggio 2017, accelera l’introduzione di pembrolizumab anche in Italia. Molto presto pembrolizumab potrà essere prescritto anche nel nostro Paese. Questo implica che le Anatomie Patologiche dei nostri Ospedali devono iniziare a mettere a punto il test per l’identificazione dell’espressione immunoistochimica di PD-L1 in modo da essere pronti per il momento in cui il percorso di rimborsabilità del farmaco sarà concluso.

Se vuoi conoscere gli effetti collaterali del pembrolizumab, vai alla pagina Pembrolizumab.

dr.ssa Chiara Lazzari