Domande e dubbi frequenti sul cancro al polmone

Risposte a cura della D.ssa Vanesa Gregorc

1) Si è sempre parlato di un primato maschile per il tumore al polmone, ma è vero che oggi sono le donne ad esserne più colpite?

Purtroppo è vero. Il tumore al polmone è diventato la prima causa di morte per neoplasia nel sesso femminile, superando il tumore al seno. Questa situazione rappresenta un grosso problema sanitario e sociale. Stiamo assistendo ad un aumento del tumore del polmone anche in donne relativamente giovani, probabilmente perché le donne, come gli uomini, cominciano a fumare in un’età sempre più precoce (intorno a 15-18 anni). Non è sorprendente diagnosticare una neoplasia dopo 25-30 anni di esposizione al tabacco. Purtroppo, considerando anche il fatto che le donne concepiscono in un’età più tardiva rispetto alle generazioni precedenti, la diagnosi di neoplasia finisce per diventare un grave problema familiare, che coinvolge anche i figli giovani.

2) È solo il fumo la causa principale del tumore al polmone?

Il fumo è la causa principale, sicuramente “aiutato” dall’inquinamento e da alcune tossine che si riscontrano nell’ambiente e in alcuni luoghi di lavoro. Esistono delle strutture e delle leggi che tutelano la salute dei cittadini e dei lavoratori e ne riducono il rischio, monitorando la presenza di polveri o particelle nocive nell’ambiente. Per quanto riguarda il fumo, finalmente la legge tutela l’esposizione al fumo passivo nei luoghi pubblici chiusi.

Mi raccomando NON fumate!

3) Si può parlare di una predisposizione ereditaria nel caso del tumore polmonare?

A differenza di altre neoplasie, nel caso del tumore polmonare, non possiamo parlare di una vera e propria predisposizione ereditaria Forse è meglio dire che per qualche motivo, probabilmente genetico e di cui ancora conosciamo poco, in alcune famiglie, si assiste ad un maggior numero di casi di neoplasia, ma non esiste la dimostrazione dell’ereditarietà specifica per il tumore polmonare.

4) Come si diagnostica un tumore polmonare?

Di solito il tumore al polmone viene diagnosticato con una radiografia del torace, seguita da una TAC torace-addome, che evidenzia la presenza di una massa sospetta. La diagnosi avviene tramite il prelievo bioptico della massa stessa. Ci sono due modi per eseguirlo: o mediante un ago, attraverso il quale, dall’esterno, si punge la massa per ottenere un frammento di tessuto polmonare, o mediante un esame chiamato broncoscopia. La broncoscopia utilizza un tubicino, che attraversa le nostre vie respiratorie (trachea e bronchi), per raggiungere la malattia e ottenere materiale fluido o corpuscolato da analizzare al microscopio. Qualora venisse fatta la diagnosi di neoplasia, ulteriori accertamenti, volti a valutare l’eventuale estensione di malattia fuori dal torace, dovranno essere eseguiti. Sulla base dei sintomi presentati dal paziente, si potrà richiedere una scintigrafia per lo studio delle ossa, una TAC encefalo con mezzo di contrasto per lo studio dell’encefalo e una TAC addome (normalmente effettuata in concomitanza con quella del torace) o ecografia addominale per studiare le strutture addominali. Un ulteriore studio, chiamato PET total body, viene richiesto qualora il paziente debba essere valutato per l’intervento chirurgico.

5) Quali sono i sintomi attraverso cui il tumore polmonare si manifesta?

Purtroppo, quando il tumore polmonare dà segno di sé, la malattia è in genere in uno stadio avanzato. I principali sintomi del cancro al polmone sono: la tosse (che non passa con la semplice terapia medica), una certa difficoltà respiratoria (affanno), la comparsa di dimagramento o dolori che si protraggono nel tempo, localizzati più frequentemente al torace, ma anche in altre sedi. Talvolta è presente un rialzo della temperatura o alterazioni di tipo neurologico.

6) Quando un tumore polmonare si presenta in uno stadio avanzato, quali sono gli organi che colpisce più frequentemente?

Gli organi colpiti più frequentemente rispecchiano i sintomi del paziente e sono rappresentati dal polmone, dai linfonodi (le ghiandole presenti nello spazio compreso tra i due polmoni, chiamato mediastino), dalle ossa, dal fegato, dall’encefalo e dalle ghiandole surrenali (le ghiandole localizzate sopra i reni).

7) Si sente spesso parlare di farmaci biologici. Cosa sono e chi ne può usufruire?

I farmaci biologici sono stati uno dei maggiori successi che abbiamo ottenuto negli ultimi dieci anni di ricerca sul tumore polmonare. Oltre alla Classificazione istologica che abbiamo visto prima, infatti, esiste anche una classificazione molecolare, che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella scelta della terapia. La scoperta di due alterazioni genetiche, cioè le mutazioni a carico del gene per il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) e il riarrangiamento cromosomico tra i geni EML4 e ALK, nei confronti delle quali sono stati costruiti dei farmaci specifici, ha cambiato radicalmente la strategia terapeutica nel sottogruppo di pazienti portatore di queste alterazioni, prolungandone in maniera significativa la sopravvivenza. Mutazioni del gene EGFR si riscontrano in circa il 10% dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule, più frequentemente nella categoria delle pazienti donne, con adenocarcinoma, non fumatrici e asiatiche. Gefitinib, Erlotinib e Afatinib sono tre farmaci orali che, inibendo il gene mutato, spengono l’interruttore responsabile della crescita del tumore in questi pazienti. I risultati di diversi studi, in cui gefitinib, erlotinib e afatinib sono stati confrontati con la chemioterapia standard, hanno dimostrato il netto vantaggio dei primi. Tutti e tre rappresentano oggi una valida scelta terapeutica e il gold standard per il trattamento dei pazienti con mutazione del gene EGFR. Nuove molecole, molto efficaci, disegnate per superare i meccanismi di resistenza a cui il tumore va incontro sotto terapia con gefitinib, erlotinib e afatinib, sono attualmente in fase di sperimentazione (anche in Italia). Il riarrangiamento EML4-ALK è identificabile nel 5-7% dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule, soprattutto nel sottogruppo dei pazienti non fumatori, con età inferiore a 50 anni e con adenocarcinoma. Per questi pazienti, il gold standard è rappresentato dal Crizotinib, un farmaco orale e l’unico ALK inibitore attualmente approvato in Italia. Anche in questa malattia, la ricerca ha ottenuto numerosi progressi e almeno altri quattro farmaci sono in fase di sperimentazione (anche nei centri italiani), tutti molto efficaci e promettenti, in grado di funzionare quando l’efficacia del crizotinib diminuisce.

8) Quali sono gli effetti collaterali del trattamento?

Gli effetti collaterali (disturbi determinati dai farmaci) principali dipendono dal regime di terapia usato. Fortunatamente oggi abbiamo diversi trattamenti su cui basare le nostre scelte. La decisione sulla scelta dei farmaci disponibili dovrebbe essere presa insieme al paziente, valutando con attenzione i “disturbi” che i singoli farmaci possono arrecare. Per quanto riguarda i farmaci usati nella terapia del tumore polmonare, i disturbi più frequenti possono essere: la stanchezza, la nausea (per 3-4 giorni), meno frequentemente il vomito, la stitichezza o una lieve diarrea, l’alterazione di alcuni valori nel sangue. Durante tutto il periodo della cura, su indicazione dei medici, verranno richiesti degli esami del sangue per controllare questi valori. Uno dei disturbi più difficili da accettare è rappresentato dalla reversibile perdita dei capelli (alopecia), che è causata da alcuni farmaci. Gli effetti collaterali non accadono sempre, sono quasi tutti reversibili, di breve durata e si possono spesso prevenire con interventi di tipo farmacologico.

9) Dopo la fine del trattamento, con quanta frequenza ci si sottopone alle visite di controllo?

La frequenza delle visite di controllo dipende dai trattamenti eseguiti e dall’estensione di malattia. La cadenza delle visite varia da un minimo di 3 mesi a periodi più lunghi che nel tempo possono divenire annuali.

10) È possibile guarire dal cancro al polmone?

Compatibilmente con l’estensione di malattia, si può guarire in alcuni casi e curare la malattia quando questa è definita non guaribile. Ogni persona può rispondere diversamente alle cure e ottenere risultati differenti. Talvolta la malattia può essere talmente aggressiva che i nostri sforzi non sono sufficienti. In altri casi il paziente stesso non è in grado di sopportare le cure per “colpa” di altri problemi di salute. Io confido tantissimo nella ricerca e posso testimoniare che essa ha fatto dei grandi progressi. Nel 1993-94 non avevamo la certezza che le nostre cure servissero ai nostri pazienti. Oggi parliamo di cure molto avanzate, sempre più mirate e meno tossiche. È stato effettuato recentemente un censimento a livello europeo, al quale ho partecipato, che ha valutato molto favorevolmente il ruolo dell’oncologia italiana a livello di ricerca e di pratica clinica. Per quanto riguarda specificatamente i tumori polmonari, l’Italia si colloca tra i leader mondiali e questo riconoscimento è stato raggiunto con grande fatica, poche risorse, ma molta buona volontà.

11) È possibile che la terapia svegli il tumore?

Capisco la sua preoccupazione, però questo non è possibile. La terapia non può facilitare il tumore.

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